Intervista con Giorgio Dal Bosco

Abbiamo il piacere di intervistare Giorgio Dal Bosco,  giornalista e scrittore trentino, nonché autore dell’importante libro La storia (anche rosa) di Villa Madruzzo. “Lo sventurato rispose. Una storia certamente ricca, quella della villa, e che si intreccia con le vicende politiche e religiose di Trento e del Concilio. Ma anche una storia “rosa”, appunto, caratterizzata da riferimenti a passaggi sotterranei, storie d’amore clandestine e addirittura un presunto schiaffo al Papa. Al giorno d’oggi, tuttavia, si fa un gran parlare di fake news. Non possiamo quindi non chiederci se alcune delle vicende storiche tradizionalmente testimoniate come vere siano effettivamente tali. Chiediamo dunque a chi questa storia l’ha studiata per anni, tra archivi e biblioteche.

 

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Photo credits: Matteo Rensi

 

Cominciamo con la leggenda popolare secondo cui, ai tempi del Concilio, esistevano a Trento cunicoli sotterranei che permettevano ai principi vescovi di spostarsi senza esser visti, collegando Palazzo delle Albere, Duomo e Castello del Buonconsiglio con vari luoghi di interesse.

 

I suoi studi confermano o meno l’esistenza di un passaggio sotterraneo anche tra Villa Madruzzo, dove abitava d’estate Carlo Emanuele Madruzzo, e il palazzo dove abitava la sua presunta amante Claudia Particella?

 

Per quanto riguarda il “romantico” tunnel di raccordo tra Villa Madruzzo e palazzo Particella, la logica vuole che sia nient’altro che una leggenda. La storia e non i pettegolezzi racconta dell’amore tra i due. Nulla fa pensare che si fosse reso necessario scavare un tunnel per favorire gli incontri. Sarebbe stato un segreto di Pulcinella. C’è però un …”ma”. Marisa, la figlia piccolina del nuovo proprietario Guido di Villa Madruzzo – siamo circa un secolo fa – mi ha raccontato qualche anno fa con lucidità e dovizia di particolari che suo padre, una volta firmato il contratto di acquisto di parco e villa, andò con lei e sua madre a fare una ricognizione sul da farsi per rimettere in sesto il caseggiato e il parco, abbandonato da molti lustri. Il padre si avvicinò a un pertugio, tolse alcune ramaglie che lo ricoprivano e sentenziò che quello era l’inizio di un tunnel che, chissà perché, si dirigeva verso il vicino palazzotto che nel frattempo era stato acquistato da altre famiglie.

 

Dove si trova attualmente tale palazzotto?

 

Il bellissimo palazzotto dove abitava la bella (almeno così vociferavano le cronache dell’epoca) Claudia Particella è proprio confinante con il verde parco di Villa Madruzzo. Dirò di più: adagiati su una delle sdraio sul prato e sotto le fronde degli alberi secolari ai confini occidentali del parco, lo sguardo sulla vallata dell’Adige non può non soffermarsi per primo sul palazzotto, tuttora abitato e perfettamente conservato, che dista a meno di cento metri, immerso tra vigneti di una perfetta armonia geometrica. Non si conosce quale fosse all’epoca la coltivazione degli ampi giardini di casa Particella. Pare, secondo alcune note di documenti, si trattasse di gelsi. Ma poco importa. Importa invece – qui lasciamo correre un po’ la fantasia – che l’ultimo dei Madruzzo, Carlo Emanuele, camminando sotto gli alberi del parco della propria villa, i cui rami quasi invadevano i gelsi di Claudia, abbia scorto più volte la “fanciulla” a lui non certo sconosciuta in quanto figlia dell’eminenza grigia del principato vescovile, Ludovico Particella, proprietario del palazzotto. Parafrasando scherzosamente Dante Alighieri vien da scrivere: “Galeotto fu quel parco e chi lo frequentò” perché da cosa nasce cosa, dalle chiacchiere nascono confidenze (Carlo Emanuele principe vescovo non aveva alcuna intenzione di farsi prete ma anche allora le ragioni di Stato lo imponevano e glielo imposero), e dagli incontri (quelli ravvicinati) nascono ….

 

A proposito di nascite… Nel suo libro si parla di possibili figli di Carlo Emanuele. Ma ciò è davvero storicamente attendibile?

 

Ebbene sì. Nacquero alcuni figli che, però, non furono registrati nei sacri libri. E sono i documenti della “parrocchia” di allora a … non farne cenno. Ma si sa, anche qui ragioni di Stato – sembra – abbiano dovuto tacere “il” o “i” lieti eventi. Certo è che Claudia Particella non era ben vista in zona e nemmeno a Trento. Colpa proprio del principe vescovo Carlo Emanuele (mai divenuto cardinale) che, bello e filosofo, non aveva la stoffa del politico. I trentini di allora non sopportavano certe sue debolezze politiche e, al contrario, energie amorose. Perfino un prete del posto scrisse che “Madrutius ex praelibata concubina nuncupata, suscepit filios rubris crinibus, erectis auribus, oblongoque naso sibi per similes”. Tradotto alla pressappoco ma con veridicità: quei bambini erano la fotocopia di Carlo Emanuele dai capelli rossi, dalle orecchie appuntite e dal naso aquilino.

 

Molto interessante. Un’altra vicenda da confermare, tuttavia, riguarda la richiesta di Carlo Emanuele Madruzzo della dispensa papale così da poter sposare Claudia. Si narra che, infastidito dalla resistenza di Papa Alessandro VII, Carlo Emanuele prese quest’ultimo a schiaffi. Tale episodio risulta confermato?

 

Che Carlo Emanuele abbia preso a schiaffi il papa per il rifiuto di concedergli la laicità è una solenne bufala. Semmai, potrebbe essere vero il contrario. Grave, gravissimo, invece, è che il principe vescovo ha dilapidato una autentica fortuna sua e del principato pagando al Vaticano consistenti tangenti per poter ottenere di sposare Claudia Particella. Tutto vano, soldi buttati dalla finestra.

 

Chiaro che tra presunti tunnel, figli segreti e scontri con il papa… il materiale per scrivere di Carlo Emanuele non manchi. Cosa spinse però il giovane Mussolini a pubblicare un romanzo a puntate sulla storia d’amore con Claudia Particella?

 

Mussolini? Sì, ha scritto e romanzato abbondantemente la storia rosa di questo principe vescovo pubblicandolo a puntate su “il Popolo” il giornale trentino di allora (1910). Era un redattore, all’epoca socialista, che aveva a capo Cesare Battisti, l’irredentista principe locale. I due volevano battere la concorrenza del “Trentino”, quotidiano cattolico diretto da Alcide De Gasperi. Un sistema? Screditare tutto il mondo cattolico raccontando dei molti vizi e delle poche virtù dei preti. Attenzione, è vero che Mussolini molti anni dopo definì il suo romanzo “L’amante del cardinale Claudia Particella” un «romanzaccio», ma è anche vero che, per scriverlo, il futuro dittatore ha studiato molti documenti che io stesso ho potuto leggere. Dunque, fantasia sì, ma costruita su dati di fatto.

 

Il libro che ha recentemente pubblicato al tempo stesso educa e appassiona il lettore. Quale però il suo contributo più importante?  

 

Il mio maggior contributo è di aver scritto un libro documentato di storia, o se si vuole un piccolo saggio, in forma di romanzo. Un secondo contributo è la conclusione che se ne trae: cambiano tempi, protagonisti, situazioni ma la corruzione e il malaffare erano presenti anche a quei tempi. Nulla è cambiato. 

 

Chi ha già divorato anche il suo ultimo volume non può non farle un’ultima domanda: il suo prossimo libro di cosa parlerà?

 

Sto scrivendo un romanzo giallo e insieme ironico. Mescolo suspense, politica, neuroscienze e sarcasmo. Spero di riuscire a completarlo presto.